Eleventh Hour

2018. Inizialmente il primo impatto è quello di un profumo maschile classico, si sentono anche bene le note liquorose, ma sembra vadano pian piano a sfumare, non viene però chiara l’identificazione precisamente con il rum. Solo guardando le note, capisco che l’impatto maschile debba esser dovuto ad un accordo probabilmente a base di tonka, che pian piano sfuma, diventando un profumo più unisex. In effetti una simile apertura mi aveva un po’ respinto, più perché ricalcava il classico accordo maschile che non per la tonka di per se. Si comincia ad avvertire il pepe di Sichuan, ma non senza l’ausilio delle note, dato che arrivano varie aromaticità anche resinose, e non risalta particolarmente. Note fruttate non nette, direi che si sente più la prugna, unica componente leggermente dolce, media luminosità, sento il frankincense, molto bene, leggermente meno il labdano, non mi pare di identificare altro.
Non è affatto legnoso, non è dolce, non è fruttato, al 75% tó, la definirei maschile, è un caldo, resinoso, speziato, leggermente boozy. Le note centrali sono, per me l’olibano e la tonka, con il resto al contorno. Non ci sono sfumature balsamiche rilevanti. Il pepe di Sichuan si evidenzia maggiormente al dd inoltrato, con la nota liquorosa dietro, arriva anche un leggero legno. Verso fine vita assume un curioso sentore di pulito. È molto gradevole, indubbiamente. Originale? Per la nicchia per nulla, rispetto ai commerciali, indubbiamente. Sostanzialmente uno speziato caldo molto gradevole (regalabilissimo, è abbastanza piacione), ed anche elegante.

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