Exaltatum

St. Paul’s

2020 Eglija Vaitkevice. Naso legato solo a questo marchio secondo Fragrantica. Un floreale con sfumature estremamente naturali, proprio sentori di raw material che si percepiscono bene, ma sono distanti dalla usuale nota floreale, ed è l’unica ragione che mi viene in mente perché le persone su Fragrantica non abbiano messo il gelsomino e il floreale come prima nota: qui non è e non può essere questione di pelle, il sentore è chiaro e nettissimo, indubbiamente un profumo al gelsomino o comunque floreale, semplicemente se non si ha mai sentito floreali in materia pura, si stenta a riconoscerlo. Sa più di linfa e di fiori squeezzati che non di floreale etereo, ci si deve abituare un po’ ma a me piace proprio. Quindi floreale con labdano e tolu, frankincense che restano dietro. Non ha grossa luminosità o rilevanti note agrumate, c’è la pera, leggera, un po’ dolce mentre i datteri in li identifico bene, restano sullo sfondo; sandalo evidente nel proseguo, non colgo nè patch, nè vetiver, le spezie sono leggere sfumature che aggiungono colore e complessità al tutto. Appartiene a quello che per me è il filone di profumeria nature, in cui la materia prima risalta per certi versi quasi in purezza, un floreale resinoso, leggermente sandaloso e speziato, bello con ottima proiezione.

Ruby Wood

2018 bacche rosse, cassis e mandarino, la prima folata è chiaramente fruttata, lamponi; c’è una leggera asprezza. Pepe rosa frizzantino, nell’evoluzione viene meglio fuori il coriandolo. Un’impressione di rosa leggera, uno sfondo più scuro e resinoso, tutto è calibrato con piccole e lievi pennellate: non è quella fragranza in cui immediatamente risaltano Oud o resine in primo piano ma è piuttosto un concerto di note e molte, dal cardamomo al caffè, al patch, al geranio, non sono chiaramente distinguibili, anche la parte legnosa non è in evidenza, rispetto a quella resinosa. Il floreale porta un po’ di rosa (ma non riesco a vederlo come un profumo alla rosa) non pungente ed un po’ lipstick, non dolce, le note sfumano una nell’altra e si compenetrano fra loro, senza contorni netti. Lo classificherei come corale floreale rosato, fruttato, resinoso, leggermente legnoso, molto elegante, intensità media, proiezione soft, buona persistenza.

Divine Dancer

Floreale ben intenso ma non narcotico, quello che avevo preso per un composto ambragrigioso retrostante è invece l’ocean note, la trovo salina ma poco acquosa. Magnolia, champaca, gelsomino, osmanto, giglio non si separano, direi comunque che prevale la magnolia, oppure è il sentore marino che la fa risaltare particolarmente, perché sempre associata ad uno scenario marino tropicale al mio naso. Di fruttato non percepisco nulla, l’impressione estiva esotica c’è ma non identifico nulla in specifico, invece sento una leggera sfumatura verde amarognola, una pennellata molto retrostante che rende più realistico il floreale, non saprei dire però se legata a galbano o foglie di magnolia o foglie di violetta. Non percepisco rosa, nè legno, non ci sono agrumi ma è ugualmente luminoso e pieno di energia, vivace, infatti lo vedo trasversale giorno/sera. Un floreale originale, non lo definirei marino, ma questo bouquet salino è intrigante, ha comunque un po’ di pungenza, con una proiezione molto buona.

Pergola

Verde e luminoso, sento il galbano immediatamente, il floreale arriva dopo, assieme alle note erbose più soft e stemperanti, rinfrescanti. Il galbano viene poi fagocitato dalle sfumature fienose, ma di fieno fresco, e floreali. Sento anche muschio di albero ed aria smossa, ma non chiaramente vetiver. L’edera rinforza i sentori verdi ed erbosi, non sento patch nè foglie di violetta, non credo di distinguere la salvia. Per il floreale non posso dire di riuscire a separare qualcosa forse gelsomino e riflettendoci forse si sente bene anche il narciso, sono comunque molte le sfaccettature floreali che non colgo, nemmeno la tube, la parte erbosa è a sua volta bilanciata dal verde amarognolo. È verde e floreale in pari intensità, nell’evoluzione non è particolarmente fresco, non legnoso, non dolce, forse arriva un po’ di cera d’api ma ripulita, non lo trovo nemmeno speziato. Fornisce l’impressione di un vintage sapientemente attualizzato, non è mansueto, ha varie pungenze e toni verdi, più e meno scuri, più e meno amari.

Osmanthus Noble

L’osmanto si sente chiaramente, le aldeidi restano stranamente retrostanti, rispetto ad esso ed alla scia floreale di ylang e gelsomino, formando quasi un trait d’union fra l’osmanto e lo styrax di sfondo. Gli agrumi sono luminosi, ma non rilevanti, spezie, zafferano e cardamomo, non particolarmente in primo piano, non sento la salvia. Non sento nessuna nota animale, solo un po’ di styrax, suede, sandalo e credo anche tonka, leggermente più presenti del tabacco, anzi io sento quasi nessun tabacco. È leggermente ozonato, ma non percepisco nè oakmoss, nè vetiver, è proprio come come se ci fosse un vento a sollevare l’osmanto. Caldo ma non particolarmente ambrato. Nel proseguo si percepisce meglio lo sfondo, su cui danza il floreale, di styrax, sandalo e tonka, con una sfumatura suede. Non so perché Fr. aggiunga gelsomino, che non c’è fra le note ufficiali, io sinceramente non lo sento.

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