Grandiflora

Boronia

2017. Bertrand Duchaufour.
Non è un profumo immediato, ma molto particolare, sebbene non inusuale nè strano, uno di quei profumi su cui rimetterò su il naso, di quando in quando. Ci sono delle note verdi, con un sottile accenno canforato più che balsamico, il tutto è scaldato dal tabacco, dal suède e dalle resine, assieme al cognac. Ho difficoltà a trovare il centro gravitazionale del tutto, riflettendoci un po’, su di me, trovo che sia la nota di cognac più che il tabacco. Ovviamente non ho la più pallida idea del profumo del fiore boronia, ed è praticamente impossibile scorporarlo e capirlo per sottrazione, da questa fragranza. Non lo sento propriamente dolce ma solo morbido. Le note iniziali che avevo definito canforate si uniscono poi con il balsamo delle resine. Sa di libreria in legno, è molto invernale, di poltrona in pelle e coperta di lana, relax da serata di inverno. È legnoso ma molto morbido, il tabacco e il suede quasi spariscono come identità individuale e riconoscibile, fondendosi insieme in un profumo caldo, che genera conforto, mantenendo questa nuance verde, simil-canforata, da fiore selvatico, molto interessante. Non sento minimamente la nota di caramello, servirà da ammorbidente e nemmeno l’albicocca, la leggera punta di amaro che tira fuori la parte canforata credo sia il tè nero. Legnoso, con uno spicchio boschivo come una finestra aperta da cui arriva una ventata fredda del bosco che circonda la casa; non è dolce, su di me, per nulla terroso o tabaccoso. A dd inoltrato diventa più classico resinoso balsamico con una leggera punta di tabacco che torna fuori. Bello e complesso.

Queen Of The Night

2016. Bertrand Duchaufour
Fiorito fresco, dato che gli agrumi si attivano subito assieme ai fiori d’arancio, rendendola una fragranza ariosa, fresca, luminosa, al solito le aldeidi mi disturbano, su un fiorito che mi stava piacendo non poco, ma entra questa nota di pulito quasi canforato, che suppongo sia sintetica perché non percepisco più un sentore naturale e mi intralcia, non riesco più a scomporre il bouquet. Poco dopo la fragranza si sposta su toni caldi, forse interviene qualche composto ambrato. Sento pochissimo mughetto e fatico anche con il gelsomino, gli agrumi quasi si spengono, smorzandosi rapidamente. La syringa, che dovrebbe essere un incrocio fiori d’arancio e gelsomino come sentore ed in italiano, ho letto, che è traducibile come serenella, non riesco ad identificarla; pepe rosa abbondante in background. Un po’ di sandalo in base, sfumato in altre note legnose ma non molto rilevanti. Non sento note fruttate, è citrico solo inizialmente ed alla fine lo classificherei come un fiorito aldeidato. Questa nota saponosa, per me gli impedisce di esser sensuale, lo congela in un rigido tailleur gessato. Non lo sento talcato. Non diventa granché dolce su di me.

Magnolia Sandrine

2013. Sandrine Videault
Molto evidente il pompelmo che risalta fra le note agrumate, la fragranza comunque non è amara. Ci sononite acquatiche più che marine perché non ci sono sentori salini. Il pepe è più aromatico che pungente, non lo avrei nemmeno trovato, senza le note. Dry woods, in effetti ci sono note legnose leggerissime, quasi impercettibili. Basenotes, definisce la parte verde, fresh garden accord, il ritratto di una magnolia verde, radici, stelo, foglie, ed anche la parte legnosa è più vegetale che verde, infatti non è un profumo fiorito, davvero fresco e nonostante questo sentore di linfa e germogli, non è amarognolo, i tratti più amari sono quelli del pompelmo, la parte citrica è molto presente, resta più esperidato che una fragranza verde, l’aromaticità del pepe è molto fine è sottile. Timido, gentile, delicato, non è intenso, molto elegante. Quindi non è una magnolia fiorita, è fresca, giovane, delicata, un profumo-bocciolo, al contempo non ci sono note verdi importanti e massicce, è un giardino, non una foresta. Semplice, delicato, disarmante e gentile.

Magnolia Michel

La prima cosa che mi sorprende è la naturalità del fiorito: una magnolia viva e presente, pulsante, al pieno del suo fulgore, intensità e scia sono senza dubbio presenti. Pieno giorno come luminosità, sole estivo, la schiaritura agrumata intensificata dal vetiver è presente, a parte una rosa dark muschiata e saponosa che però resta in background quasi fosse alla base del tutto, una zona di terra, ombra, umidità che fa conseguentemente risaltare maggiormente la zona di luce. La magnolia mi trasporta sempre in un contesto marittimo o forse qui è una leggera sfumatura salata a suggerirlo ? È fresca, ma indocile, un fiore pieno e maturo, già di suo è un fiore di default sopra le righe, gesticolante ed un tantinello invadente-aggressivo, giunonico, ma proprio qui sta il suo bello, nell’indomita forza vitale che comunica. Non a caso trovo non abbia evoluzione, è come se asserisse ulteriormente la propria personalità ostinatamente e naturalmente egocentrica e conseguentemente inamovibile.

Madagascan Jasmine

2015 Michel Roudnitska.
Un gelsomino potente e naturalissimo, non del tutto fiorito, con note verdi un po’ umide, ancora ricoperto di rugiada mattutina, un po’ di muschio ma è un soliflore, non c’è altro a disturbare il quadro già completo di per se. Non è indolico, non è narcotico, non molto dolce, sembra di sentire anche stelo e linfa della pianta e fiori recisi con la parte verde. Non è fresco nè particolarmente luminoso, non sento note schiarenti o illuminanti, lo trovo davvero molto naturale e mai sopra le righe, un piccolo ritaglio di perfezione floreale. Lo trovo molto sfaccettato per essere un solinota, come sarebbe normale quando una folata d’aria investe i fiori, io lo trovo un piccolo capolavoro. In wish list

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