Nacre Blanche

2014. Folgorazione immediata, per quanto mi concerne e lo dice una che arrivando qui diceva no, i fioriti no. Mai chiudere le porte, in questo mondo, ti ritrovi facilmente innamorato di un profumo che in teoria non ti sarebbe dovuto minimamente piacere. Capisco il perché di tanto successo: è luminoso, apre con una schiaritura di agrumi e petitgrain, una tube quasi diafana in tutto questo lucore, sembra quasi volare sulla fragranza stessa, la doratura del benzoino emette ulteriore luce, l’osmanto fruttato albicoccoso assieme all’ylang che si diverte anch’esso talvolta a travestirsi da fruttato, gelsomino qua e là a riempire i vuoti, vaniglia ben presente. La nota di pelle sottostante è morbida, elegante, c’è un po’ di sandalo a bilanciare il dolce. Proprio bello, solare, luminoso, cremoso, tutto in maniera bilanciata, senza eccessi; il coriandolo sembra quasi una nota di base, si capisce come ne aumenti profondità e sfaccettature. Sicuramente un profumo che resta impresso per il suo perfetto equilibrio, la cremosità non è eccessiva, perché le note di pelle e sandalo la confinano con discrezione, le note agrumate e petitgrain restano, non abbandonano la scena dopo il dd, mentre l’osmanto perde progressivamente le nuance più fruttate, come se cambiasse la sciarpa di seta alla tube, da un colore brillante fruttato ad uno verde azzurro delle note più limpide e cristalline, fra il verde e l’ozonato, l’ylang resta sempre accanto alla tube in un vortice di balli, salti e rincorse, indissolubilmente legati. Il combo osmanto-nota di pelle è sempre meraviglioso.

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