Rubini

Fundamental

Anno: 2015. Cristiano Canali
Altra pietra miliare, un lavoro estremamente interessante, raffinato, forse avrei anche dovuto provarlo su mouillette oltre che sulla pelle direttamente come al solito, ma ci sarà tempo perché sicuramente lo prenderò più avanti. Non sentivo l’uva su di me, almeno sulle prime, poi ho ragionato che non è che la nota d’uva debba per forza esser dolce e fruttata, se è acerba risulta totalmente differente, quindi, forse, dato che una componente un po’ aspra la sento, fusa con il vetiver, potrebbe essere lei; iris senza dubbio, e ancor di più il vetiver, secondariamente la cera d’api (che non è dolce nemmeno lei), su di me in prima battuta comanda il vetiver assieme alle note di pelle, anzi più cuoio che pelle, non recepisco altre note fiorite oltre all’iris, agrumi presenti ma non spinti, sandalo come base, non diventa importante; la lavanda forse è la nota che sulle prime lo fa virare un po’ al maschile, ma non si sente a lungo (come al solito la tollero poco). Su di me resta più amaro che su polso maschile: vetiver/cuoio/Iris e dietro legno e cera. Sul dude la nota di cuoio è più blendata e meno spigolosa. Davvero un ottima fragranza, nel dd un leggero tono smokey compare anche su di me, mi pare quasi di avvertire una leggera sfumatura di tabacco. Al dd evolve ancora, il vetiver si appiana diventando finalmente piacevole anche su di me, cuoiosamente e legnosamente piacevole, non è polveroso ma il cuoio ha una bella nuance affumicata, quasi cenere. Note animali non pervenute durante la durata del profumo, un cuoio presente e vivo ma non note di animale scorrazzante, vengono invece leggermente fuori a fine dd.
Una fragranza assolutamente da provare, sono comunque contenta di aver aspettato perché troppo presto non l’avrei molto capita, non che ora io l’abbia perfettamente inquadrata ma ne posso apprezzare la bellezza al di là degli spigoli. È quasi un quadro di Escher la composizione di questo profumo, la sua evoluzione, le note non si evolvono come e dove ti aspetti e prima senti un qualcosa che poi cambia e poi ti ritrovi nuovamente al punto di partenza, ha nettamente un impatto 3D, per apprezzarlo al meglio io debbo attendere la morte della lavanda, ciononostante è proprio bello.

Tambour Sacré

2018. Cristiano Canali
La prima reazione è proprio wow, perché arrivano folate nette e intense di caffè, cardamomo, pepe, quella verde che sembra una mimosa acerba, credo sia l’acacia, molto presente, sembra di scorrere diapositive, fra un sentore e l’altro, buffa sensazione, singolare, è un bell’effetto, una sorta di carrellata degli interpreti, che si presentano singolarmente, per poi stringersi sempre più fra loro, la tube la sento sotto, fa da collante, gli agrumi sono presenti ma come luce diffusa, ho sempre qualche perplessità nel connubio fra agrumi e note di caffè, nei profumi così come fisicamente, ma pian piano la nota di caffè si fonde in un terroso aromatico, tonkato e pepato e non sento più questa dissonanza. È una fragranza calda e resinosa, non sento un effetto balsamico rilevante. La tube resta un po’ macchiata di caffè, ma la nota si è fusa con il resto, la parte legnosa fa capo ad un sandalo non cremoso, alla base del tutto, e che diventa sempre più presente come filo conduttore dopo il dd. Cerco di riassumere cosa sento a dd inoltrato: una tube screziata di un sentore terroso di tonka-caffè, resinosa e leggermente speziata su un soppalco di sandalo, buona intensità. È uno speziato caldo, su di me non balsamico, aromatico legnoso con un cuore floreale. Le note agrumate non sono rilevanti, molto sfaccettato, originale, il protagonista del secondo tempo diventa, su di me, il sandalo. Caffè e sandalo tirano fuori una nota tostata molto bella, e la tube si sposta a nota morbida di contorno, si evidenzia anche la polverosità della cannella, aromatica, cortecciosa, in versione legnosa più che speziata, tanto da faticare a riconoscerla, accanto alla tonka, risento nuovamente anche il pepe che si ricombina con il caffè. Non smette di evolvere, pare di raccontarvi un film. La tube è l’unico ammorbidimento, a tratti va via, poi torna leggera.
Speziato, legnoso, caldo, secco, elegante e leggermente più maschile che femminile, non è molto smussato e la nota di caffè è viva, veritiera e spigolosa. Beninteso questo non smusso ne aumenta veridicità e bellezza.
Su di me fa 4 ore.

Riedizione 2019

E sì forse non so se lo avrei esattamente riconosciuto al primo spruzzo, è stato ricalibrato e debbo dire che mi piace maggiormente perchè la tube è molto più evidente, manca del tutto la folata intensa di caffè in apertura che per me, che non lo amo molto come nota dei profumi era più faticosa. Infatti me lo ricordavo come un profumo scuro e caffettoso invece con pochi tratti ha cambiato colore, e, riflettendoci anche il pepe è molto più incisivo. La tube adesso è la vera protagonista, rileggendo quello che ho scritto, aggiungerei proprio che adesso è un floreale speziato caldo, la tube non è più solo un ammorbidimento, il caffè/pepe e la componente resinosa danno una leggera impressione di tabacco sul fondo. Fatico invece di più ad identificare la cannella, forse dietro al sandalo. Lo trovo davvero più centrato e gradevole in questa versione.

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