Spezie

1994.
Una nuvola di coriandolo, seguito dal cardamomo introduce la fragranza segue un ulteriore mix fra cui chiodi di garofano, pepe con cannella quasi inavvertibile, noce moscata, ginepro, carvi (il carvi sa di finochietto), il tutto finisce su un manto di note verdi: si va da eucalipto, menta, cipresso, alloro, abete, origano, timo, rosmarino, muschio di quercia, lavanda, eliotropio e foglie di pomodoro, beninteso non sto dicendo che sento tutto questo elenco singolarmente, sarebbe l’elenco delle note che alla fine confluiscono in un verde fresco, senza prevalenza di una nota in particolare e soprattutto senza prevalenza delle erbe aromatiche o di orto o di toni fougère. Su di me le note speziate si appoggiano e danno carattere a questo bosco di sostegno, mentre su polso maschile una prevalenza c’è, e risulta una fragranza più eucaliptosa e balsamica con una maggiore profondità delle spezie, le foglie di pomodoro francamente non sono rintracciabili in nessuno dei due polsi. Rientra fra i classici senza tempo e, rispetto ad altri Villoresi di cui si è anche già parlato, questo lo trovo parecchio sottovalutato. Avendo un’enorme variazione con la pelle non si può a prescindere considerarlo maschile o femminile, forse lo trovo più da giorno che da sera ma è opinabile. Non è un profumo che sorprende, è magistralmente bilanciato come tutti i Villoresi sentiti finora, credo che uno dei suoi maggiori skill sia proprio quello del direttore di orchestra, o meglio di coro, l’abilità di equilibrare molteplici note in fragranze che non esprimono complessità ma classe e non ancorate alle mode, questa è uno speziato fresco veramente veramente piacevole, da provare sicuramente se piace il genere

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